breve discorso sul male – conclusioni

 

 

Conclusioni

Il Bene e il Male sono concetti che l’uomo ha sempre cercato di comprendere e spiegarsi. Fino ad ora si è osservato come ad una concezione oggettiva del Male – sostenuta dalla religione – che lo ha sempre visto in una contrapposizione manichea con il Bene, si sia opposta una definizione soggettiva del concetto, di origine psico-sociologica, in base alla quale il Male assoluto non esisterebbe ma esso andrebbe valutato sempre in un contesto di relazione con se stessi, con la società e con l’ambiente (naturale e/o artificiale) in cui l’uomo vive. In tal senso si potrebbero evidenziare tre livelli in cui a determinate relazioni corrispondono diverse concezioni del Male: quello individuale, quello sociale e quello, puramente teorico, relativo all’umanità intesa in senso ampio.

Dal punto di vista individuale si può in modo semplicistico affermare che è Bene tutto ciò che soddisfa i propri desideri producendo benessere, mentre, viceversa, è Male tutto ciò che minaccia tale benessere. In tal senso la distinzione ha carattere prettamente utilitaristico ed ha origine da quella parte del cervello che controlla le emozioni e l’istinto di sopravvivenza, l’amigdala; questa funziona come un archivio della memoria emozionale ed è quindi depositaria del significato stesso degli eventi. I bisogni essenziali dal cui soddisfacimento deriva la sensazione di benessere sono rappresentati in maniera schematica dalla “piramide di Maslow”:

  1. bisogni fisiologici: sono i primi bisogni che si manifestano alla nascita e in ogni giorno della vita dell’individuo (per esempio il bisogno di cibo, di acqua, di dormire)
  2. bisogni di sicurezza: sono i bisogni legati alla ricerca di protezione, sicurezza e vicinanza rispetto alle figure che accudiscono il bambino; si possono manifestare solo dopo che i primi siano stati appagati
  3. bisogni sociali: sono i bisogni che rappresentano il desiderio di dare e ricevere amore, di sentirsi parte di un gruppo e cooperare con i suoi membri
  4. bisogni di stima e riconoscimento: corrispondono all’esigenza di sentirsi competenti e produttivi e di veder riconosciuti i propri meriti e le proprie capacità
  5. bisogno di realizzazione del sé: è la fase più elevata dello sviluppo nella quale gli individui possono vedere il più alto punto di crescita e la miglior applicazione delle loro capacità potenziali.

Di conseguenza mentre l’amigdala lavora per scatenare una reazione ansiosa e impulsiva, mirante al soddisfacimento dei suddetti bisogni primari, altre aree del cervello emozionale si adoperano per produrre una risposta correttiva, più consona alla situazione. L’interruttore cerebrale che smorza gli impulsi sembra trovarsi all’estremo di un importante circuito diretto alla neocorteccia, precisamente ai lobi prefrontali o frontali. Quest’area cerebrale neocorticale consente di dare agli impulsi emotivi una risposta più analitica o appropriata. Quando si scatena un’emozione, nel giro di qualche istante i lobi prefrontali eseguono la reazione che ritengono migliore fra una miriade di possibilità, in base al criterio del rapporto rischio/beneficio.

La parte più evoluta del cervello, la neocorteccia ha, quindi, una visione e una sensibilità molto più ampia in quanto tende a valutare l’Io in relazione agli Altri. Tale tipo di valutazione del comportamento e delle esigenze umane riesce a dare una maggiore consapevolezza che ciò che sembra un Bene per noi, può essere un Male per qualcun altro. Questa sensibilità non blocca, però, totalmente l’istinto, di conseguenza la scelta tra Bene e Male intesi soggettivamente è sempre frutto di un compromesso.

La concezione di Bene e di Male al livello sociale rappresenta l’estremo opposto e diventa una legge del totale altruismo, della massima socializzazione, della cooperazione e rispetto sociale totale. Questo stile rappresenta l’apice dell’evoluzione umana, anche se comporta alcune rinunce personali, ma consente di vivere con la consapevolezza e l’orgoglio d’essere generosi e onesti e di partecipare attivamente al miglioramento sociale. Quindi è Bene tutto ciò che, anche se a scapito dei bisogni individuali, rappresenta il raggiungimento di uno scopo sociale, di un bisogno sociale. Ciò fa sorgere la necessità di regole e condizionamenti che stanno ad un livello più alto del singolo individuo. In una società diventa Bene tutto ciò che è funzionale al rispetto delle sue regole e usanze, prescindendo dal valore o dalle esigenze e ambizioni del singolo individuo che la compone, e imponendole anche sulle altre società. In questo caso la coscienza individuale di ciò che è Bene e di ciò che è Male non viene percepita come impegnativa a livello morale e quindi non viene trasferita al gruppo sociale.

Il terzo divello è quello dell’umanità intera; il Bene e il Male assumono un valore soggettivo generale, senza più distinzioni tra individui o tra società. E’ Bene tutto ciò che è funzionale allo sviluppo ed alla conservazione della specie umana, La conoscenza delle leggi che governano il pianeta fa sì che vi dovrebbe essere una maggiore consapevolezza che la vita sul pianeta dipende da un equilibrio precario che va preservato, senza mettere a rischio l’intero pianeta e le risorse limitate che fornisce. Quindi è Bene tutto ciò che mira al mantenimento di quest’equilibrio, viceversa è Male ciò che lo sovverte a scapito dell’umanità stessa. Questa consapevolezza, al momento, resta solamente a livello teorico perché l’uomo non si è dimostrato capace di rispettare l’ambiente.

In conclusione dunque si può dire che esistono il Bene ed il Male assoluti?

Come si è cercato di dimostrare si tratta di concettualizzazioni astratte aventi uno scopo funzionalistico ed uno scarso valore didattico, perché allontanano dalle responsabilità individuali e sociali. In realtà è l’uomo che fa il Bene o il Male, con la responsabilità assoluta che gli viene dal libero arbitrio, tutto il resto rappresenta una mera speculazione filosofica tipica delle religioni che, come aveva intuito Dostoevskij nei fratelli Karamazov, mirano a privare l’uomo del “grave fardello” della suprema libertà di scelta delle proprie azioni e delle conseguenze che ne conseguono.

Giuseppe Motta

Sabato 21 maggio la pubblicazione del saggio completo in pdf

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