INTELLIGENZA EMOTIVA ED EMPATIA: l’ultima frontiera della didattica

di Concetta Maria Randazzo

 

L’intelligenza emotiva è la capacità del bambino di riconoscere, rispettare e vivere serenamente il mondo dei sentimenti e delle emozioni, per accrescere le competenze sociali e relazionali e per dare una risposta ai problemi ed alle difficoltà proprie e degli altri. Si tratta, quindi, di saper riconoscere ed indirizzare le emozioni per accrescere la motivazione e migliorare le capacità relazionali con lo scopo di aumentare l’empatia e cioè la capacità di riconoscere e rispettare le emozioni degli altri.

Lo psicologo Daniel Goleman[1] è colui che ha rivalutato i concetti di intelligenza emotiva e di empatia; egli sostiene che la sola intelligenza razionale non può gestire tutti i comportamenti quotidiani dell’uomo soprattutto quando le emozioni ne prendono il sopravvento. Intelligenza razionale ed intelligenza emotiva non sono antitetiche ma semplicemente differenti e possono coesistere. L’autore rileva come le tipologie di intelligenza, evidenziate da Gardner[2], abbiano il difetto di essere costruite solo sulla dimensione cognitiva e di trascurare il ruolo del sentimento. Le emozioni non sono un fattore di disturbo dei processi di educazione, comunicazione, apprendimento e valutazione, ma fanno parte dell’intelligenza ed hanno una importanza fondamentale nello sviluppo cognitivo.

In definitiva l’intelligenza emotiva sottolinea l’esigenza di un dialogo tra ragione ed emozione, affermando la complementarietà fra le due dimensioni. In questo processo di scambio, tra ragione ed emozione, l’empatia riveste un carattere fondamentale. Quest’ultima consente, infatti, di rappresentarsi l’altro con le sue emozioni per comprendere i risvolti comportamentali consentendone l’esatta interpretazione ma senza sconfinare nell’identificazione totale. Schematizzando si può dire che l’intelligenza emotiva sviluppi: la conoscenza delle proprie emozioni (consapevolezza), il loro controllo (padronanza di sé), la motivazione di se stessi (motivazione), il riconoscimento delle emozioni altrui (empatia) e la gestione delle relazioni (abilità sociali).

L’intelligenza emotiva e l’empatia, dunque, stanno alla base di ogni rapporto umano in tutte quelle occasioni in cui si generano interazioni sociali. La scuola rappresenta il momento in cui tali interazioni cominciano a svilupparsi, di conseguenza sarebbe fondamentale una “alfabetizzazione emozionale” per educare i bambini alle competenze sociali ed emozionali, in modo da educarli alla capacità di riconoscere i sentimenti e costruire un vocabolario per la loro verbalizzazione, di cogliere i nessi tra pensieri, sentimenti e reazioni, di sapere se si sta prendendo una decisione in base a riflessioni o a sentimenti e di prevedere le conseguenze di scelte alternative. Un’attenzione particolare va data, in quest’ottica, all’empatia che, come si è detto, sviluppa la fase della socialità connessa all’intelligenza emotiva.

L’attuale generazione di bambini presenta un maggior numero di problemi emozionali rispetto alle generazioni precedenti (irrequietezza, difficoltà a concentrarsi, depressione, solitudine, disturbi d’ansia…) che sono frutto di una mancata educazione alle emozioni. Esiste un rapporto direttamente proporzionale tra analfabetismo emotivo e disturbi del comportamento, atteggiamenti di irrequietezza, di chiusura comunicativa, di demotivazione all’apprendimento e di bullismo.

L’alfabetizzazione emotiva dei bambini può risultare una strategia efficace per elaborare conflitti irrisolti all’interno del gruppo classe; per migliorare la relazione tra insegnanti ed allievi; per ridurre le tensioni e i comportamenti aggressivi e provocatori; per aumentare la calma, l’attenzione e per favorire rapporti di comunicazione e di cooperazione tra i bambini ed, infine, per affrontare temi difficili come quelli collegati alla sessualità, alla violenza, alla malattia, alla morte, per attribuire in definitiva quella capacità metacognitiva che va oltre la mera razionalità matematica.

Per garantire un risultato didattico efficace Carl Rogers[3] ha privilegiato il metodo “non direttivo” che consente una libertà di autodeterminazione dello studente in un contesto di rapporto empatico.

Le Tecniche e metodologie per facilitare la comunicazione, la consapevolezza e lo sviluppo di competenze emotive sono inoltre: un clima comunicativo scolastico, la comunicazione tra i docenti, con le famiglie, tra gli allievi e con gli allievi, e lo sviluppo dell’empatia mediante un costante allenamento all’ascolto, perché la comunicazione inizia sempre da un ascolto corretto ed aperto. Tutto ciò, se gestito in maniera coerente con lo sviluppo delle “intelligenze cognitive”, costituisce l’ultima frontiera dell’educazione e della didattica, perché la scuola formi futuri uomini preparati, competenti ma che, allo stesso tempo, sappiano vivere con dignità la propria vita nel rapporto con gli altri.

Concetta Maria Randazzo

[1] D. Goleman, Intelligenza emotiva, Rizzoli, Milano 1996.

[2] H. Gardner, Educazione e sviluppo della mente. Intelligenze multiple e apprendimento, Erickson, Trento, 2005.

[3] C. R. Rogers, libertà nell’apprendimento, Giunti-Barbera, Firenze, 1972.

2 pensieri su “INTELLIGENZA EMOTIVA ED EMPATIA: l’ultima frontiera della didattica

  1. Ho trovato interessantissimo l’argomento . Bisognerebbe fare in modo che ogni docente avesse la possibilità almeno di leggere qualcosa sull’argomento o avere incontri con specialisti . Grazie

    1. Già! In tanti ci stiamo muovendo in questa direzione con buoni risultati. Grazie per l’interesse mostrato.
      Concetta Maria Randazzo

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