Propaganda referendaria e tecniche di persuasione politica:

il caso del referendum sulla riforma della giustizia

di Giuseppe Motta

 

1. Introduzione                                                                         

Il 22-23 marzo 2026 gli italiani saranno chiamati a esprimersi su uno dei quesiti referendari più divisivi e complessi da quando è in vigore la Costituzione. Le modifiche costituzionali su cui l’elettorato deve pronunciarsi riguardano: la separazione delle carriere tra magistratura requirente e magistratura giudicante, l’istituzione di un doppio Consiglio Superiore della Magistratura con un diverso sistema di elezione dei membri a fronte di quello esistente, unico per giudici e pubblici ministeri e l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare autonoma. La riforma, approvata in via definitiva dal Parlamento a dicembre 2025, ha modificato in modo sostanziale gli articoli 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione, ridisegnando i rapporti istituzionali tra magistratura requirente e giudicante.

Dal punto di vista della comunicazione politica, la campagna elettorale in vista del referendum presenta aspetti di particolare interesse. Infatti, a differenza dei referendum cosiddetti “percepiti” – quali quelli su divorzio, aborto o nucleare, in cui l’elettore trovava nella propria esperienza una ragione per scegliere senza che fossero necessarie particolari nozioni tecniche – il quesito referendario sul nuovo ordinamento della giustizia impone una mediazione tecnica tra il testo normativo e la percezione dell’elettorato generalista. Questa asimmetria tra la complessità della questione e la semplicità richiesta dalla comunicazione di massa ha prodotto condizioni favorevoli all’emergere di distorsioni sistematiche sia in relazione al merito che alla comunicazione.

Con il presente lavoro si tenterà di analizzare tali distorsioni, senza entrare nel merito della discussione referendaria, partendo da tre domande che si ritengono di fondamentale importanza per comprendere quanto sta succedendo sul piano comunicativo:

  1. quali tecniche di comunicazione politica hanno adottato il fronte del Si e quello del No?

  2. Quanto queste tecniche si basano su meccanismi riconosciuti e documentati in ambito scientifico?

  3. Esiste una differenza di natura qualitativa tra le distorsioni generate dai due ambiti, con conseguenze differenti sulla qualità del dibattito democratico?

2. Quadro teorico

2.1 Framing comunicativo

Il framing comunicativo è il processo attraverso cui un tema, un evento o una questione vengono presentati e organizzati nel discorso pubblico secondo una determinata “cornice interpretativa”, che ne orienta la comprensione e la valutazione da parte del pubblico. In altri termini, non riguarda il “cosa” ma il “come” qualcosa viene detta: quali aspetti vengono enfatizzati e quali messi in secondo piano, quali parole, quali metafore o categorie interpretative vengono utilizzate. Con riferimento alla comunicazione referendaria, è facile comprendere come entrambi i fronti abbiano abbondantemente applicato il framing e non si siano limitati a descrivere la riforma, ma l’abbiano sistematicamente “inquadrata” attraverso metafore selettive: “efficienza e imparzialità” da un lato, “attacco all’indipendenza della magistratura” dall’altro.

Occorre chiarire che i frame non sono mai neutri ma attivano reti di associazioni cognitive preesistenti e tendono a rendere non visibile quella parte di informazione che non è coerente con la narrazione che si vuole far passare. Il referendum sulla giustizia costituisce un caso paradigmatico di tale dinamica: entrambi gli schieramenti hanno elaborato cornici interpretative tra loro incompatibili, rendendo strutturalmente complesso per l’elettore valutare le argomentazioni avversarie senza prima decodificarle da un sistema di riferimento altrimenti incomprensibile.

2.2 Emotional appeal e teorie della persuasione

E’ noto che i messaggi ad alto contenuto emotivo sono sicuramente più efficaci di quelli argomentativi, sia in termini di attenzione che di impatto emotivo e capacità di mobilitazione dell’elettorato. Nei referendum su materia tecnica, questo effetto è amplificato dall’asimmetria informativa: in assenza di una comprensione diretta del testo normativo, gli elettori tendono a delegare la valutazione al sistema emotivo piuttosto che a quello razionale.

La strategia si basa sulla sostituzione del ragionamento logico con l’impatto emotivo (pathos). Attraverso l’identificazione con singole vittime “del sistema” criticato, la narrazione referendaria smette di essere un dibattito su norme giuridiche e diventa una sorta di imperativo morale, stimolando la necessità di combattere un “male sistemico”; creando un senso di persecuzione, si evita di dover fornire spiegazioni razionali, puntando tutto sulla reazione istintiva ad un’emozione.

2.3 La disinformazione strategica:

Per l’analisi delle distorsioni fattuali, la struttura interpretativa proposta da Wardle e Derakhshan, nel loro rapporto per il Consiglio d’Europa Information Disorder, distingue tre categorie: la misinformation (informazione falsa condivisa senza intento di nuocere), la disinformation (informazione falsa condivisa con l’intento di nuocere o trarre profitto) e malinformation (informazione vera condivisa con l’intento di nuocere, come la diffusione di informazioni private o il decontestualizzare fatti reali per produrre associazioni ingannevoli). Purtroppo, come si vedrà, la comunicazione referendaria presenta esempi riconducibili a tutte e tre le categorie, anche se con distribuzioni asimmetriche tra i due fronti.

2.4 Delegittimazione dell’avversario

Con l’estrema polarizzazione delle ideologie, il discorso politico oggi tende a spostare progressivamente il dibattito dal contenuto argomentativo all’identità di chi argomenta. La tecnica della delegittimazione sistematica dell’avversario costituisce una forma di fallacia logica ad hominem istituzionalizzata che tende a neutralizzare la critica di merito senza però confutarla ma semplicemente basando la propria argomentazione su un pregiudizio cognitivo che consiste nel rispondere a un’argomentazione attaccando la persona che la espone, anziché il contenuto dell’argomento stesso. Invece di smontare le tesi dell’interlocutore con i dati o con la logica, si cerca di screditarne il carattere, le intenzioni, il passato o l’aspetto fisico, dando per scontato che se la persona ha dei difetti, difettose saranno di sicuro anche le sue argomentazioni. Nel caso in esame, entrambi i fronti hanno frequentemente fatto ricorso a questa tecnica, anche se con modalità e oggetti diversi.

3. Le strategie comunicative del fronte del Sì

3.1 Il framing del malcontento: il “dossier della malagiustizia”

La tecnica comunicativa sistematicamente adottata dal fronte del Sì è stata la costruzione di un frame narrativo centrato sulla narrazione della “malagiustizia”. Il governo ha prodotto un dossier contenente centinaia di casi di errori giudiziari documentati – sentenze contraddittorie, condanne poi annullate, vicende processuali dai costi personali e sociali elevati – presentandoli esplicitamente come “carburante per l’ultimo miglio della campagna”.

Emblematiche sono, in tal senso le molteplici dichiarazioni della Presidente del Consiglio o di alcuni suoi ministri e di autorevoli rappresentanti di partito a seguito di eventi di cronaca. Ci si riferisce ad esempio alle dichiarazioni del Ministro Salvini dopo l’uccisione di un extracomunitario, presunto spacciatore, di nazionalità marocchina, da parte di un poliziotto nei pressi della stazione di Milano Rogoredo. Pochi minuti dopo il Ministro dei trasporti ha dichiarato di stare dalla parte del poliziotto “senza se e senza ma”, definendo la vittima un “balordo”; inoltre, sostenendo che l’agente si fosse limitato a difendersi, ha attaccato i magistrati che lo avevano iscritto nel registro degli indagati e giustificando quindi lo “scudo penale” che sarebbe stato introdotto a breve col pacchetto sicurezza. Inoltre il partito della Presidente del consiglio aveva inviato una delegazione in questura per esprimere solidarietà all’agente. Come sono andati realmente i fatti è ormai noto a tutti ma intanto le affermazioni dei politici avevano ottenuto lo scopo di aizzare gli italiani contro i giudici che perseguitano il tutore dell’ordine invece di punire i delinquenti. Lo stesso è avvenuto in relazione al risarcimento dei danni per la nave dell’ONG Sea Watch in relazione alla quale la Presidente Meloni ha attaccato i giudici accusandoli di agire contro l’interesse dell’Italia e degli italiani o per il risarcimento all’algerino deportato in Albania. In entrambi i casi si è poi accertato che l’errore era stato degli organi amministrativi che erano stati inadempienti rispetto alle previsioni di legge e che i giudici penali o i pubblici Ministeri – oggetto principale del referendum – non c’entravano nulla. Ma l’effetto di attaccare la credibilità della magistratura è stato comunque raggiunto aumentando il malcontento e l’insofferenza dei cittadini.

Questa strategia realizza un’operazione di issue substitution: il quesito tecnico sulle modifiche all’ordinamento giudiziario viene sostituito da un quesito più accessibile perché suscita una forte reazione emotiva (“sei d’accordo che i giudici che sbagliano non paghino mai?”). La sostituzione, sicuramente efficace perché fa leva su un malcontento diffuso verso il sistema giudiziario, è però al tempo stesso fuorviante, in quanto la separazione delle carriere non introduce meccanismi diretti di responsabilità dei magistrati per gli errori, né modifica in alcun modo l’istituto della responsabilità civile dei giudici.

3.2 Il framing dell’arretratezza: la tabella europea e l’argomento dell’autorità

Una delle operazioni di framing più virali del fronte del Sì è stata la diffusione di una tabella comparativa che collocava in una prima colonna i Paesi europei “con” separazione delle carriere (Francia, Germania, Spagna, Regno Unito, tra gli altri) e in una seconda colonna i Paesi “senza” (tra cui Italia, Romania e Bulgaria). Il messaggio implicito era di immediata lettura: l’Italia si trovava in compagnia di democrazie fragili, mentre le democrazie mature avevano già superato il problema della separazione delle carriere, adottando il modello proposto dalla riforma senza che ciò abbia avuto riflessi sull’autonomia della magistratura.

In realtà la tabella non rappresenta esattamente la reale situazione di tutti i paesi europei. Il caso più emblematico è quello della Francia: inclusa nella colonna delle separazioni delle carriere, il sistema francese invece prevede un corpo giudiziario unitario in cui giudici e pubblici ministeri accedono attraverso lo stesso concorso, ricevono la stessa formazione e possono transitare da una funzione all’altra nel corso della carriera. La tabella, inoltre, non riporta fonti né criteri di classificazione, rendendo molto difficile la verifica, specie per i non addetti ai lavori. Dal punto di vista teorico, si tratta di un caso di framing selettivo per omissione, classificabile come disinformation nella misura in cui è ragionevole presumere che i redattori della tabella fossero a conoscenza della sua imprecisione.

3.3 La promessa dell’efficienza processuale

Un ulteriore caso di distorsione documentata riguarda l’argomento dell’efficienza processuale. Materiali comunicativi prodotti da un partito della maggioranza promettevano esplicitamente “una giustizia più efficace e veloce” come conseguenza diretta della separazione delle carriere. L’argomento ha una presa emotiva immediata, in quanto si suppone che la specializzazione funzionale dovrebbe teoricamente aumentare la competenza e ridurre i tempi; in realtà tale affermazione non trova riscontro nel testo normativo né nel dibattito tecnico-giuridico.

Ciò che rende il caso analizzato peculiare è la smentita proveniente dello stesso Ministro della Giustizia Carlo Nordio, che ha dichiarato pubblicamente che “non abbiamo mai detto che la separazione delle carriere rende i processi più veloci”, definendo la celerità della giustizia una questione “secondaria” rispetto agli obiettivi della riforma. La divergenza strategica tra le smentite ministeriali e le rivendicazioni di partito configura una disinformazione di sistema, resa possibile anche dal regime normativo che garantisce alle pagine politiche sui social media un trattamento privilegiato rispetto ai profili ordinari in materia di moderazione dei contenuti, infatti un’affermazione che non risponde al vero spesso viene bloccata dai social se pubblicata da un utente non istituzionale, viceversa ciò non avviene nelle comunicazioni dei partiti politici.

3.4 La delegittimazione dell’ANM come corporazione

Sul piano della delegittimazione sistematica dell’avversario, il fronte del Sì ha elaborato una strategia retorica strutturata sull’immagine dell’Associazione Nazionale Magistrati come soggetto istituzionalmente compromesso; quindi, non un interlocutore portatore di argomentazioni giuridicamente più o meno fondate, ma un’associazione di categoria portatrice di interessi corporativi di autoconservazione. L’operazione ha una precisa funzione logica: una volta stabilito che la fonte è parziale per definizione, in quanto direttamente e materialmente interessata all’esito del voto, qualsiasi critica tecnica alla riforma proveniente dall’associazione viene automaticamente considerata come difesa di privilegi acquisiti, sottraendola alla necessità di una confutazione nel merito e rendendola, al contrario, ulteriore prova delle ragioni del Sì.

Questa strategia si configura come uno spostamento ad hominem istituzionale: una tecnica argomentativa che non contesta la validità logica o fattuale degli argomenti prodotti dall’avversario, ma ne neutralizza preventivamente la fonte, trasferendo il piano del dibattito dal merito della questione agli interessi presunti di chi argomenta. A differenza dell’ad hominem classico però – che attacca le caratteristiche personali del soggetto – la variante istituzionale opera su un piano più astratto e perciò più difficilmente confutabile: non si accusa il singolo magistrato di malafede, ma si costruisce una categoria (la magistratura come corporazione) all’interno della quale qualsiasi voce critica diventa strutturalmente inattendibile.

Il meccanismo produce un doppio effetto comunicativo: Se l’avversario tace, la sua assenza viene letta come accettazione implicita della riforma; se interviene, il suo intervento viene reinterpretato come conferma dell’interesse corporativo che si voleva denunciare. In entrambi i casi, l’argomento tecnico viene neutralizzato prima ancora di essere esaminato. Questa strategia viola la condizione di simmetria comunicativa che costituisce il presupposto normativo del discorso pubblico razionale: non tutti i soggetti sono trattati come egualmente legittimati a partecipare al dibattito, e la legittimazione non è valutata sulla base della qualità degli argomenti ma sulla base della posizione istituzionale del parlante.

4. Analisi: le strategie comunicative del fronte del No

4.1 L’incoerenza dei frame: una coalizione divisa

Il fronte del No, a differenza di quello del Si, è caratterizzato da una struttura interna variegata, che si riflette in una disomogeneità dei frame adottati. Il Partito Democratico, ad esempio, ha impostato la campagna referendaria attorno allo slogan “Vota No per difendere la Costituzione”, mettendo in campo una strategia di difesa delle istituzioni, che ha come presupposto indefettibile quello di avere un elettorato particolarmente sensibile ai valori costituzionali repubblicani. Il Movimento 5 Stelle ha invece adottato uno slogan, per certi versi, opposto a quello “Dem”: “Vota No al referendum salva-casta”. Lo slogan chiaramente orientato ad incidere sul lato emotivo più che razionale tende ad attivare un frame populista-accusatorio, dipingendo la riforma come uno strumento di protezione della classe politica dai procedimenti giudiziari.

I due frame, come appare evidente ad un’analisi razionale, non solo sono diversi ma addirittura strutturalmente incompatibili. Il primo presuppone un giudizio positivo sulla magistratura come istituzione che va protetta nella sua cornice costituzionale all’interno del più ampio contesto della divisione dei poteri; il secondo invece presenta implicitamente la magistratura come un potente strumento di controllo temuto dai politici e dunque da assoggettare per ragioni di pura convenienza politica, incompatibili con quelle istituzionali. L’incapacità di coordinare la contraddittorietà dei messaggi ha prodotto campagne rivolte a pubblici con un orientamento di voto già definito piuttosto che volto a convincere gli indecisi.

4.2 Il caso Gratteri-Falcone

Il caso ritenuto più grave dell’intera campagna referendaria per le personalità che coinvolge direttamente o indirettamente riguarda il Procuratore della Repubblica di Napoli Nicola Gratteri, che rappresenta il volto più rappresentativo del fronte del No e che, nel corso della trasmissione DiMartedì su La7, ha letto un passaggio che attribuiva a Giovanni Falcone una posizione esplicita contraria alla separazione delle carriere, citandola come tratta da un’intervista a la Repubblica del 25 gennaio 1992.

La verifica delle fonti ha però accertato che la Repubblica non ha mai pubblicato alcuna intervista a Falcone in quella data né con quel contenuto. Ma la falsità risultava essere di natura doppia in quanto pare che il pensiero autentico di Falcone fosse opposto a quello che il dr. Gratteri gli aveva attribuito. In un’intervista reale pubblicata da la Repubblica nel 1991, Falcone aveva infatti sostenuto esplicitamente la necessità che giudici e pubblici ministeri fossero “due figure strutturalmente differenziate nelle competenze e nella carriera”.

La risposta di Gratteri, una volta scoperta la verità, ha sollevato ulteriori polemiche. Il magistrato ha infatti dichiarato che, pur essendo la notizia falsa nella forma, essa era “fedele al pensiero” di Giovanni Falcone. L’affermazione che una citazione inventata possa essere rappresentativa del pensiero della persona a cui è attribuita costituisce, però, sul piano logico e deontologico, una delle uscite più problematiche dell’intera campagna referendaria.

La gravità di quella che si può definire un esempio di disinformation è amplificata dalla posizione istituzionale di Gratteri: un magistrato in carica che, nel pieno di una campagna referendaria sulla magistratura, diffonde in diretta televisiva una citazione falsa attribuita al giudice assassinato che ha dato il nome alle leggi antimafia. L’episodio dunque assume una rilevanza simbolica che difficilmente può essere accettata come mero incidente comunicativo (anche se all’inizio probabilmente lo è stato ma poi, la contro replica, è stata malamente gestita).

4.3 L’ANM tra istituzione e partito

Il comitato referendario “Giusto Dire No”, formalmente promosso dall’Associazione Nazionale Magistrati, ha condotto una campagna con tecniche tipicamente associabili alla comunicazione partitica: enormi manifesti murali con domande retoriche come “Vuoi che il giudice sia sottoposto alla politica?”, video virali distribuiti sui social e dichiarazioni pubbliche sistematiche da parte dei vertici dell’associazione.

Sul piano della comunicazione istituzionale, la campagna dell’ANM si configura come un caso di ibridazione strategica dei registri: l’associazione ha combinato la credibilità dell’organo tecnico-professionale con le modalità di azione della comunicazione partitica, producendo messaggi che, pur traendo autorevolezza dall’essere un organo tecnico, in realtà perseguivano obiettivi propri della seconda. Questa commistione genera una dissonanza cognitiva per il destinatario, che non dispone di criteri chiari e facilmente comprensibili per valutare se si trovi di fronte a una valutazione tecnico-giuridica o se si tratti di un atto di mobilitazione politica da valutare sulla base delle posizioni e degli interessi in campo.

Un esempio chiarisce meglio il concetto: il magistrato Rocco Maruotti, segretario generale dell’ANM, ha pubblicato su Facebook una foto dell’uccisione di un migrante da parte dell’agenzia Ice a Minneapolis, sostenendo che “questo omicidio di Stato resterà impunito” e che uno scenario analogo si sarebbe prodotto in Italia qualora venisse approvata la riforma con il referendum. Occorre aggiungere che il post è stato subito rimosso e il dr. Maruotti si è scusato per l’accostamento improprio. L’episodio si può inserire nella categoria della malinformation: un fatto reale viene decontestualizzato e associato a un quadro normativo completamente diverso da un tecnico del diritto per produrre una risposta emotiva non sostenuta da alcun nesso causale.

4.4 La delegittimazione per associazione: il caso CasaPound e la retorica dell’antifascismo

Dopo che il movimento di estrema destra CasaPound si era dichiarato a favore del Sì, il Partito Democratico ha costruito una strategia comunicativa fondata sulla tecnica del guilt by association: la presenza di CasaPound nel fronte del Sì è stata usata per connotare l’intera coalizione avversaria, inserendo la campagna nel frame della difesa della Costituzione antifascista.

La fragilità logica di questa tecnica è evidente, infatti l’argomento può essere tranquillamente rovesciato, dal momento che la magistratura unificata fu introdotta in Italia dal ministro della Giustizia fascista Dino Grandi con il Regio Decreto n. 12 del 1941, mentre le garanzie di indipendenza della magistratura furono introdotte, solo successivamente, dalla Costituzione repubblicana del 1948. Entrambe le associazioni – la riforma = fascismo e l’ordine unico = fascismo – sono storicamente riduttive e strumentali. Il fatto che la tecnica sia disponibile ad entrambi i fronti ne rivela il carattere essenzialmente retorico, svincolato da qualsiasi capacità argomentativa.

Le considerazioni che precedono, pur non esaustive, dimostrano come a fronte di un’apparente volontà comune di affrontare la campagna elettorale spiegando agli elettori il merito del quesito, in realtà la stessa è stata improntata sui media e sui social esclusivamente sulla propaganda populista, utilizzandone tutti gli strumenti più o meno leciti.

Nella tabella che segue si sono riassunte le principali tecniche comunicative rilevate e sono state classificate secondo i framework teorici adottati.



Tecnica comunicativa

Fronte del Sì

Fronte del No

Framing selettivo

Tabella Europa ingannevole; promessa di processi veloci

Manifesti “giudice sottoposto alla politica”; frame Costituzione in pericolo

Emotional appeal (pathos)

Dossier malagiustizia: utilizzo di casi di cronaca erroneamente generalizzati per attaccare la magistratura

Citazioni di Falcone (alcune false o distorte)

Disinformazione fattuale

Nordio smentisce il suo partito sull’efficienza processuale

Falsa intervista a Falcone

Delegittimazione dell’avversario

ANM = “corporazione con interessi di parte”

Sì = schieramento con CasaPound (guilt by association)

Malinformation

Storiografia fascismo/ ordine unico

Post Maruotti: omicidio Minneapolis

Tabella 1. Fonte: elaborazione dell’autore su corpus di materiali comunicativi, gen.-mar. 2026.

5. CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

L’analisi della tabella comparativa suggerisce tre osservazioni sulle strategie che emergono dal confronto tra i due fronti.

La prima riguarda la convergenza sulle strategie emotive. Entrambi i fronti hanno privilegiato il ricorso all’emotional appeal rispetto all’argomentazione tecnica. Questo dato è sicuramente scontato in presenza di referendum su materie particolarmente complesse, e non è di per sé patologico: il pathos è una componente legittima del discorso democratico, ma diventa problematico quando il ricorso all’emozione non affianca ma sostituisce l’argomento, producendo la distorsione o la falsificazione dei fatti.

La seconda osservazione invece scaturisce dalla consapevolezza della differenza qualitativa tra le distorsioni dei due campi. Per quanto riguarda il fronte del Sì, le principali distorsioni si collocano prevalentemente nel registro emotivo (i giudici che sbagliano e rimangono impuniti), nell’eccessiva semplificazione (se vuoi una giustizia giusta) e nella disinformazione per doppio binario (affermazioni fatte e successivamente smentite). Sono tutte distorsioni molto gravi, che contribuiscono a degradare la qualità del dibattito, ma che operano per difetto o manipolazione dell’informazione, ma che hanno la conseguenza (diretta per il fronte del Si ed indiretta per quello del No) di attaccare l’istituzione della magistratura la cui autonomia e indipendenza dovrebbero tutelare tutti i cittadini.

Le distorsioni documentate nel fronte del No includono invece casi di falsificazione fattuale diretta (la citazione inventata attribuita a Falcone) o di utilizzo di affermazioni ammantate di tecnicismo ma che in realtà sono di propaganda referendaria (l’ANM che si pone come organo tecnico-giuridico che si schiera per il No). La distinzione è rilevante non solo sul piano descrittivo ma su quello normativo e non costituisce un giudizio sulla bontà delle posizioni di merito, ma riguarda il rispetto per i fondamenti epistemici del dibattito democratico.

La terza osservazione riguarda le condizioni strutturali che hanno facilitato la disinformazione. Tre fattori sembrano particolarmente rilevanti: l’asimmetria informativa prodotta dalla tecnicità della materia, che crea un vacuum comunicativo che la propaganda riempie; l’eterogeneità delle coalizioni, che rende impossibile un messaggio coerente e obbliga agli slogan identitari; e il regime normativo delle piattaforme digitali, che garantisce alle pagine politiche un trattamento di favore in materia di moderazione dei contenuti, rimuovendo uno dei principali meccanismi di correzione della disinformazione.

In conclusione il referendum sulla separazione delle carriere in magistratura offre un caso di studio di particolare interesse per chi si occupa di comunicazione politica. La complessità tecnica della materia piuttosto che stimolare un dibattito tra i due fronti verso una maggiore qualità argomentativa, ha indirizzato la discussione verso una maggiore intensità emotiva e una maggiore propensione alla semplificazione che ne ha distorto i contenuti. Entrambi i campi hanno fatto ricorso a tecniche di framing selettivo, emotional appeal e delegittimazione dell’avversario riconducibili ai pattern documentati dalla letteratura; le differenze qualitative, come di è visto, riguardano l’intensità e la natura delle distorsioni fattuali.

Il caso pone una questione più ampia sulla quale tutti, tecnici della comunicazione e semplici cittadini, sono chiamati a riflettere: esiste una soglia al di sotto della quale la degradazione del discorso referendario compromette la qualità del voto come atto di autodeterminazione democratica? E, se esiste, quali meccanismi istituzionali possono agire efficacemente senza configurare forme di censura del dibattito politico?

Rispondere a queste domande richiederà un passaggio metodologico ulteriore rispetto all’analisi qualitativa sin qui condotta. In primo luogo, uno studio quantitativo che misuri in modo sistematico l’engagement differenziale, e cioè la diversa capacità di generare attenzione, condivisioni e interazioni, tra i messaggi a contenuto tecnico e/o fattuale e quelli a prevalente carica emotiva, così da verificare empiricamente l’ipotesi che i secondi siano più efficaci dei primi. In secondo luogo, un’analisi degli effetti delle distorsioni comunicative documentate sui due indicatori principali del comportamento elettorale: l’affluenza alle urne e l’orientamento del voto. Entrambe le linee di ricerca potranno essere sviluppate non appena i dati elettorali aggregati e, ove disponibili, i microdati di sondaggio post-voto saranno accessibili.

Riferimenti bibliografici

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Entman, R. M. “Framing: Toward Clarification of a Fractured Paradigm” [Il framing: verso una chiarificazione di un paradigma frammentato], Journal of Communication, 43, n. 4 (1993), pp. 51–58.

Kahneman, D. (2012). Pensiero veloce e lento (L. Serra, trad.). Milano: Mondadori. (ed. or. 2011).

Lakoff, G. (2006). Non pensare all’elefante! (B. Tortorella, trad.; prefazione di F. de Bortoli; postfazione di G. Moltedo). Roma: Fusi orari. (ed. or. 2004)

Wardle, C., & Derakhshan, H. (2017). Information disorder: Toward an interdisciplinary framework for research and policy making (Council of Europe Report DGI(2017)09). Council of Europe.

Goffman E. Frame analysis: organizzazione dell’esperienza, Armando ed., Roma, 2001

George Lakoff, Mark Johnson, Metafora e vita quotidiana, Bompiani, Milano, 1998, edizione originale 1980

Fonti primarie e di fact-checking

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Il Post (2026). La falsa citazione di Falcone da parte di Gratteri. Disponibile su: https://www.ilpost.it

Open Online (2026). Fact-checking sul caso Gratteri-Falcone e sulla campagna referendaria. Disponibile su: https://www.open.online

Il Foglio (2026). La propaganda dei magistrati sul referendum. Disponibile su: https://www.ilfoglio.it

Today.it (2026). Analisi della campagna referendaria: fake news e strategie comunicative. Disponibile su: https://www.today.it

Il Riformista (2026). Comunicazione aggressiva e referendum giustizia. Disponibile su: https://www.ilriformista.it

2 pensieri su “Propaganda referendaria e tecniche di persuasione politica:

  1. Se mi posso permettere, ho notato che tra le strategie comuicative del NO manca qualsivoglia riferimento alla pressione psicologica che viene provocata attraverso la “paura”. Infatti i sostenitori del NO hanno lanciato segnali inquietanti sulla degrado democratico che la vittoria referendaria può provocare. Ciò sollecita una “chiamata alla resistenza democratica” che specie in settori fortemente ideologizzati ha una forte presa emotiva. Parimenti la indicazione che la sconfitta del SI sia una segnale per la prossima caduta del governo in carica è una ulteriore strategia comunicativa che prescinde totalmente dal quesito.

    1. In realtà le distorsioni comunicative erano di più di quelle esaminate e quindi l’articolo avrebbe potuto essere molto più lungo e complesso. Io mi sono limitato a raccogliere tali distorsioni in macro categorie (con qualche eccezione – tipo il caso Gratteri Falcone o Casa Paund). Quello della pressione psicologica sulla “resistenza democratica” era accennato nelle tattiche del PD quando ho scritto che la propaganda del partito si fonda sulla difesa della Costituzione facendo appello sulla sensibilità democratica dei suoi elettori. Non sono altrettanto convinto che nel fronte del No quella della eventuale caduta del governo in caso di vittoria sia stata una strategia esplicita e fortemente caratterizzata, in quanto immediatamente disinnescata dalla premier, quando ha chiarito che l’esito del referendum non avrebbe comunque influito sulla tenuta del governo.
      Ovviamente se tutto ciò non era chiaro è solo colpa mia.

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